Contestualizzazione


Pittore pisano, attivo in città intorno alla metà del secolo XIII, noto da documenti del 1254 e del 1260; fu fratello di Ugolino di Tedice e zio di Ranieri di Ugolino, anch'essi pittori. In un documento datato 12 ottobre 1254 Enrico è ricordato tra i testimoni dell'atto con cui l'arcivescovo Federigo Visconti concedeva al rettore della chiesa di Santa Maria di Tombolo di vendere un pezzo di terra per provvedere alle spese motivate dalla ricostruzione dell'edificio sacro; dal testo veniamo a sapere che la sua abitazione e bottega, verosimilmente organizzata su base familiare, era collocata in via S. Maria, nella parrocchia di San Iacopo degli Speronai. L'attiva collaborazione tra Enrico e il fratello Ugolino è posta in evidenza da un successivo documento datato 12 marzo 1260, con cui lo stesso arcivescovo Federico Visconti alienava alcuni pezzi di terra a beneficio dei due pittori, come forma di pagamento per diverse opere di pittura commissionate in precedenza. Il nome di Enrico ci è inoltre noto dalla firma, oggi perduta, che si leggeva un tempo sulla croce dipinta di San Martino (ENRICUS QUONDAM TEDICI ME PINXIT). Sulla base di quest'unica opera certa, la personalità artistica di Enrico è stata definita dagli studiosi come consistente in uno stile più libero, lineare e corsivo rispetto alla tradizione locale espressa da Giunta, al punto che in passato si è potuto parlare, in relazione alle sue opere, di una maniera 'espressionista'. Caratteristica di Enrico è la tendenza alla riduzione grafica e all'impiego di una gamma ristretta di colori forti, combinata con una forte enfatizzazione in senso drammatico delle pose e dei gesti.